Isolati racconti

I soldi – di Matteo Mattioli

Mutuo concorso – Sezione ISOLATI RACCONTI

vedi il Regolamento di conti

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È successo di martedì, all’incirca quindici anni fa. A quei tempi avevo ventisei anni e vivevo con altri due ragazzi in un seminterrato appena fuori dal centro di Bologna. Quel posto puzzava di cane bagnato. E da qualche giorno ero un disoccupato del cazzo.

Quel martedì mattina mi alzai verso le otto e mezza. L’aria che entrava dalla finestra era pulita e fresca. Il sole, già oltre i tetti, aveva appena cominciato a rendere tutto più tiepido. Era una bella giornata. E me ne andai al bar a fare colazione. Perché oltre una certa soglia, ma prima di un’altra soglia, la povertà non fa paura, fa solo incazzare.

Non ricordo cosa presi ma ricordo bene di avere comprato un gratta e vinci. Pagai e mi diressi verso il cesso del bar. Passando tra i tavolini mi avvicinai inevitabilmente a un vecchio seduto da solo davanti a due tazzine di caffè vuote. Parlava da solo, non come quei balordi che urlano tre parole e bisbigliano le due successive. Discorreva frasi e periodi in maniera pacata, rivolgendosi a nessuno, perché era seduto da solo, come ho già detto. Ma quando gli passai accanto lui alzò lo sguardo e il suo monologo mi prese come una raffica di mitra.

Il succo del discorso era la merda. Mi disse che cagare in bagno non gli piaceva più. Disse: “non provo più soddisfazione a cagare”. Cagare al ristorante, a casa, in treno, anche in aereo, niente. Diceva che si era stufato di fare uscire una cosa dal culo per poi vederla sparire subito; diceva che, ragionandoci sopra, aveva cominciato a sentirsi un po’ una checca a provare il bisogno, prettamente femminile diceva lui, di creare qualcosa con il proprio corpo e guardarlo svilupparsi. Ma che poteva farci, mi disse.

“Lo so che c’è qualcosa che non va, ma mi sono affezionato alla mia merda e mi dispiace vederla sparire”.

Poi continuò dicendo di avere trovato una soluzione: aveva cominciato a cagare all’aperto, prima andando nei vicoli bui, poi passando ai parchi. Dopo avere ereditato un motorino dal nipote ormai maggiorenne, si era spostato nei boschetti in collina. Raccontò di avere ormai il suo posticino preferito, tutto bello costellato di suoi stronzi, ma completamente immacolato da carta igienica, fazzolettini e roba del genere. Andava là, faceva quel che doveva fare e poi gironzolava per un po’ osservando cosa era successo. Molto più stimolante e godibile che cagare in un cesso.

Non ascoltai il resto, anche se lui continuò a parlare; non so se c’è una parola o che ne so per descrivere questa cosa, ma ad certo punto del discorso mi resi conto che dalla sua bocca non sarebbe più uscito nulla di più interessante di ciò che aveva già raccontato.

Distolsi lo sguardo dal vecchio e andai al cesso del bar.

La cosa strana è che solo oggi, dopo vent’anni, mi è tornato in mente quanto ho raccontato. Perché, finito di pisciare e prima di lavarmi le mani, nel bagno di quel bar dico, con una monetina ho poi grattato via la patina dorata dal gratta e vinci, e mi sono ritrovato in mano un casino di soldi. Abbastanza soldi da non dover lavorare per venti anni esatti.

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Matteo Mattioli

Matteo Mattioli è nato a Modena il 18/11/1983, è vissuto a Sassuolo per un bel po’ di anni per poi trasferirsi a Castellarano con la famiglia.

L’unico fatto degno di nota della sua infanzia è stato l’uccisione di un pipistrello con una pistola ad aria compressa.

Ha frequentato il liceo scientifico A. Formiggini di Sassuolo uscendo con voto bassissimo, successivamente ha conseguito una laurea triennale alla facoltà di Lettere e Filosofia di Bologna con un voto un po’ meno basso.

Verso i ventanni forma i Cane con Paolo Pugliese, band che sforna canzoni bellissime ma che solo in futuro verranno considerate tali perché la gente ora non è pronta.

Inoltre si è sempre cimentato nel disegno di fumetti disegnati male per mancanza di abilità e nell’ultimo anno ha cominciato a scribacchiare racconti brevi, brevi in quanto egli medesimo manca anche di perseveranza.

Ha vissuto un anno in Australia e i due successivi a Londra apprendendo nient’altro che un buon livello di inglese e coglie l’occasione per autocandidarsi come traduttore per chiunque necessiti tale  servigio.

Vai al blog di Matteo Mattioli o alla sua pagina Myspace

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